Rilascio del porto d’armi precluso ai medici militari

A cura di Francesco Cerulli e Roberta Menegatti.

Il Tar Lazio ha affermato che deve essere precluso ai medici militari in servizio lo svolgimento in regime libero professionale della redditizia attività certificativa del possesso dei requisiti necessari per ottenere il porto d’armi, onde evitare che vadano in circolazione soggetti armati di cui non sia stata accertata adeguatamente (mediante strutture pubbliche indipendenti) la capacità psico-fisica necessaria ad escludere incidenti. “Si tratta pertanto di misure organizzative che non possono ritenersi irragionevolmente lesive del prestigio professionale o degli interessi economici dei medici militari – né atte ad introdurre irragionevoli discriminazioni rispetto ad altre categorie professionali – in quanto sono chiaramente ispirate alle finalità precauzionali e necessarie per salvaguardare superiori interessi di sicurezza pubblica che, assumendo rango primario, sono stati considerati in modo del tutto ragionevole come prevalenti rispetto all’interesse meramente economico dei medici militari a poter svolgere l’attività libero-professionale di rilascio a pagamento, nell’attività privata, dei relativi certificati”.

Sempre sullo stesso tema si è pronunciata anche la Sezione Civile della Cassazione ribadendo che è legittimo il licenziamento per il dirigente medico della Asl che, nell’ambito della sua attività libero professionale extramoenia, rilasci un certificato medico per l’autorizzazione al  rilascio del porto d’armi. La Corte di Cassazione ha quindi escluso che tale accertamento possa essere effettuato “da singoli medici” al di fuori delle strutture abilitate. Tale interpretazione è coerente con la ratio e con l’impianto sistematico della disciplina in esame che, per ovvie ragioni legate alla delicatezza della funzione esercitata, è intrisa di cadenze procedimentali pubblicistiche che vanno, appunto, dal luogo “pubblico” in cui viene effettuato l’accertamento del requisito alla veste che deve conseguentemente avere il “medico certificatore”, dalla necessità di avvalersi di “strutture sanitarie pubbliche”.

(Tar del Lazio, Sentenza n. 5797/16 e Cassazione Civile, Sentenza 11130/16)