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Riflessione sugli sprechi in sanità – a cura di Domenico Montemurro

Mancata centralizzazione degli acquisti, eccessiva eterogeneità regionale e locale che si ripercuote in diseguaglianze all’accesso dei servizi, scarsa valorizzazione del capitale umano, mancanza di programmazione, assenza di coordinazione tra ospedale e territorio, turn-over eccessivo dei direttori generali, riorganizzazioni aziendali spesso decise su basi politiche. Sono questi i punti deboli del Ssn che generano la maggior parte di sprechi e inefficienze, passati al setaccio in uno studio di Anaao giovani pubblicato in esclusiva su «Il Sole 24 Ore Sanità». Il risultato? Troppi farmaci finiscono nel cestino generando uno spreco di 1,6 miliardi di euro (solo quelli innovativi), il ricorso a contratti di consulenza è spesso eccessivo, inutile e poco trasparente, il project financing per costruire gli ospedali risulta oneroso per le casse pubbliche, un risk management colabrodo manda in fumo due miliardi l’anno tra premi assicurativi e risarcimento diretto dei sinistri e quasi un miliardo se ne va per cattiva organizzazione di servizi non sanitari come pulizia, mensa, lavanderia, smaltimento rifiuti.

Il buco nero della prevenzione
Senza contare il grande capitolo dell’inappropriatezza. Tra eccesso prescrittivo e underuse, ovvero lo scarso utilizzo di servizi. Complici anche gli esigui investimenti del nostro paese in prevenzione che rappresenta solo il 4,2% della spesa sanitaria pubblica. «La mancata prevenzione – si legge nello studio di Anaao giovani – è causa di crescita di costi futuri legata al peggioramento delle condizioni di salute della popolazione. Tale situazione si acuisce nelle Regioni coinvolte dai piani di rientro, in cui la percentuale di popolazione aderente agli screening è bassa».

Il fattore umano
Per superare lo stallo, suggerisce Anaao, la parola d’ordine è l’ottimizzazione degli aspetti organizzativi, non «attraverso tagli effettuati in virtù di un mero risparmio ma con una seria riallocazione delle risorse, che porti per esempio allo sblocco del turn-over, al finanziamento di nuove tecnologie di dimostrata efficacia ed alto “value”, al premiare le realtà sanitarie virtuose e chi quotidianamente lavora in prima linea al mantenimento del Servizio Sanitario».

E in questo quadro, le risorse umane sono un elemento da valorizzare. «La tecnologia deve essere guidata e governata, l’assistenza al malato, sia cronico che acuto, garantita ed elevati standard delle prestazioni sono possibili solo con personale adeguato e riposato».

La partita in gioco non è indifferente perché per eliminare davvero gli sprechi in sanità il mirino deve essere ben a fuoco. Certo i tagli lineari effettuati finora sono operazioni più «facili»ma hanno finito per coinvolgere sia le realtà meno virtuose che quelle con buoni standard qualitativi. «Se il risparmio ottenuto sia derivato dalla razionalizzazione dei processi produttivi o da un impoverimento dei livelli qualitativi o quantitativi – conlcude l’Anaao giovani – non è ben chiaro dai dati a disposizione. Ma è certo che, per la prima volta, nel 2015 l’aspettativa di vita alla nascita ha subito un lieve calo rispetto al precedente periodo».

Fonte: ANAAO Giovani