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Porto d’armi, il governo è chiamato a intervenire

Di Francesco Cerulli e Roberta Menegatti.

Alla luce di quanto pronunciato dal Tar del Lazio e dalla Sezione Civile della Cassazione (si veda Rilascio del porto d’armi precluso ai medici militari), l’On.le Vito ha svolto interrogazione al Ministro della difesa, al Ministro della salute, al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
la disciplina dell’attività certificativa dei medici del ruolo professionale dei sanitari della polizia di Stato, nonché dei medici militari in servizio permanente ed in attività di servizio, per il rilascio ovvero il rinnovo della licenza di porto d’armi è stata oggetto di diversi atti normativi caratterizzati da indirizzi e volontà eterogenei;
con decreto del Ministro della sanità del 14 settembre 1994 la citata competenza certificatoria è stata estesa anche ai medici di tale categoria operanti individualmente ed al di fuori delle strutture pubbliche di appartenenza. Con il successivo decreto del Ministro della sanità del 28 aprile 1998 viene, al contrario, eliminato il riferimento ai «singoli medici appartenenti alla polizia di Stato», sostituendolo con le sole «strutture sanitarie militari e della polizia di Stato»;
a seguito di sospensione del decreto del 1998 da parte del TAR Veneto, sono state emanate diverse circolari ministeriali e note dell’ispettorato generale della sanità militare del Ministero della difesa che, nell’ambito di un’attività interpretativa e specificativa delle disposizioni di riferimento, hanno contribuito al consolidamento di un regime di incertezza in ordine all’attività di erogazione dei certificati di idoneità psico-fisica strumentali all’ottenimento della licenza di porto d’armi per i singoli medici operanti in qualità di libero professionisti;
da ultimo, sono stati respinti, da recenti pronunce del TAR Lazio, alcuni ricorsi presentati da ufficiali medici, finalizzati all’annullamento del decreto del 1998, nonché di alcuni provvedimenti dell’ispettorato generale della sanità militare, volti all’ottenimento di un riconoscimento definitivo del loro diritto allo svolgimento dell’attività libero-professionale in relazione al rilascio di certificazioni di idoneità al porto d’armi, sulla base della considerazione dell’esistenza di un grave rischio per la sicurezza pubblica che deriverebbe dall’affidamento al singolo medico operante come libero professionista di un’attività complessa e delicata quale quella in questione;
la sistematica incertezza nell’interpretazione delle citate norme e negli orientamenti espressi da parte dei vari soggetti istituzionali coinvolti causa notevoli difficoltà –:
se i Ministri interrogati intendano assumere iniziative per fornire un indirizzo chiaro ed univoco sulla complessa materia, anche attraverso l’adozione di un decreto interministeriale, specificando e disciplinando definitivamente la competenza (o meno) delle sopracitate categorie di medici all’emissione di certificati di idoneità finalizzati al rilascio ovvero al rinnovo del porto d’armi in regime di libera professione, al fine di favorire un’uniforme applicazione della normativa in ossequio ai principi della certezza del diritto e del legittimo affidamento.