Nuovi LEA e anziani, novità in vista?

Di Francesco Cerulli e Francesca Menegatti.

Gli On.li Benetti, Buttiglione, De Mita e Cera si sono rivolti al Ministero della Salute attraverso un’interrogazione parlamentare per sapere – premesso che:
tutti, cittadini e professionisti di area sanitaria hanno salutato con soddisfazione la recente approvazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza, attesa da oltre 15 anni;
in particolare, le persone affette da una malattia rara, definita da precisi parametri di incidenza epidemiologica, hanno visto finalmente riconosciuto il loro status di pazienti con esigenze particolari e possono ora contare su nuovi modelli di assistenza. Anche tutta la vasta operazione a favore delle vaccinazioni gratuite e disponibili per tutti, bambini ed anziani, è stata salutata molto positivamente, anche perché accompagnata da un’opportuna azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Analogamente, è apparsa molto positiva la disponibilità di nuove terapie innovative, che permettono una sperimentazione scientificamente controllata;
una categoria di pazienti è invece rimasta delusa da questa revisione dei livelli essenziali di assistenza: sono gli anziani, considerati nel loro status di anziani e non come portatori di patologie particolari. L’indice di vecchiaia dice che in Italia nel 2016 c’erano 161,4 anziani ogni 100 giovani. Mentre l’indice di dipendenza strutturale, che rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva su quella attiva dice che in Italia nel 2016 c’erano 55,5 individui a carico, ogni 100 persone che lavorano. Ma di un certo interesse è anche l’indice di ricambio della popolazione attiva, che rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (55-64 anni) su quella che sta per entrare nel mondo del lavoro. In Italia nel 2016 l’indice di ricambio è stato di 126,5 e significa che la popolazione in età lavorativa è molto anziana;
in questo contesto socio-demografico il riconoscimento del ruolo della visita geriatrica e della valutazione multidimensionale geriatrica costituisce un segno di reale attenzione ai bisogni degli anziani. Sono persone che si muovono lungo una frontiera in cui, da un lato, c’è la loro fragilità, pressoché fisiologica, non ancora patologica, ma dall’altro lato non si trova un’unica concreta malattia; c’è piuttosto un convergere di malattie diverse che rendono un paziente altamente complesso, sia sotto il profilo diagnostico che per gli aspetti terapeutici che potrebbero seguire. Nelle strutture ospedaliere, negli ambulatori di geriatria, c’è una pressione enorme per accedere alla valutazione multidimensionale geriatrica e questa visita consente di evitare il moltiplicarsi di interventi scollegati tra di loro, a cui non segue un effettivo confronto, con la condivisione dei dati e delle decisioni, nel team dei curanti;
la visita geriatrica con valutazione multidimensionale avrebbe meritato di essere inserita nei livelli essenziali di assistenza non solo per facilitare la vita degli anziani, ma anche per restituire alla medicina la sua visione unitaria del paziente, andando oltre l’approccio centrato sulla malattia, per recuperare un visione che ponga l’anziano al centro del servizio sanitario nazionale. I Lea sono le prestazioni e i servizi che il servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini, con le risorse pubbliche, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). Ma per scoprire cosa garantisca agli anziani bisogna andare a cercare negli articoli 3, lettera h) nell’articolo 21, comma 2, 3, 4, e negli articoli 23 e 27 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che è attualmente in fase di registrazione presso la Corte dei Conti e che a breve sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale;
sorprendentemente i livelli essenziali di assistenza allargando tanto lo spettro delle prestazioni di base, non prevedono valutazione multidimensionale e neppure visita geriatrica –:
se il Governo interrogato non ritenga di assumere iniziative per inserire quanto prima questa specifica prestazione, nell’ambito della revisione dei nuovi livelli essenziali di assistenza che dovrebbe avvenire nell’arco del prossimo anno, come risposta a bisogni reali espressi dai cittadini e facilmente ricavabili dal quadro demografico del Paese.