,

Nel prossimo decennio si perderanno due medici ospedalieri al giorno

Due medici in meno ogni giorno. È questo il ritmo dell’emorragia di specialisti che attende le corsie degli ospedali italiani nei prossimi dieci anni.

Tra imbuto formativo e blocco del turnover tra 2016 e 2025 mancheranno all’appello 7.280 medici specialisti ospedalieri, circa 730 l’anno, tenendo conto che nello stesso periodo una media di circa 4.720 camici bianchi andranno in pensione. Questo è l’allarme lanciato dallo studio di Anaao Assomed su «Il fabbisogno di personale medico nel Ssn dal 2016 al 2030. La relazione tra pensionamenti, accessi alle Scuole di Medicina e Chirurgia e formazione post-laurea». Dall’analisi emerge chiaramente che la quadratura del cerchio tra curve di pensionamento, contratti specialistici Miur, fabbisogni specialistici richiesti dalle Regioni e numero chiuso per l’accesso alle Scuole di Medicina e Chirurgia, resta una chimera e se non si trova una soluzione subito il nostro Ssn rischia di trovarsi a secco di nuovi camici bianchi e privo degli operatori più esperti andati in pensione. Ad aggravare questo bilancio si aggiunge il triste e antieconomico fenomeno della fuga all’estero dei giovani camici bianchi, che registra dati in salita arrivando a quota 1.000 ogni anno e il risultato è scontato: un decadimento della qualità generale dei servizi.

Le soluzioni finora proposte sono quelle di sbloccare il turnover con la stabilizzazione di tutto il precariato e recuperare un ruolo formativo del sistema sanitario pubblico, con una collaborazione più stretta fra l’Università e gli Ospedali, che devono essere coinvolti, in tutta la rete ospedaliera, per consentire agli specializzandi di svolgere le indispensabili attività pratiche.

In base ai dati dello studio, Anaao propone che il numero dei posti per la Scuola di Medicina e Chirurgia debba essere limitato a circa 6.500 ogni anno, mentre le borse di studio per la formazione post laurea dovrebbero  aumentare fino a circa 7.200, magari anche con finanziamenti europei considerata l’emigrazione dei laureati e specialisti italiani verso altri paesi della Comunità.

Una strozzatura è data dall’imposizione del titolo di specializzazione come requisito di accesso al lavoro nel Ssn. Occorre, pertanto, anticipare l’incontro tra il mondo della formazione e quello del lavoro, oggi estranei l’uno all’altro, animati da conflittualità latenti o manifeste e contenziosi infiniti, consentendo ai giovani medici di raggiungere il massimo della tutela previdenziale ed al sistema sanitario di utilizzare le energie più fresche. La soluzione consiste nella trasformazione del contratto di formazione-lavoro in contratto a tempo determinato con oneri previdenziali ed accessori a carico delle Regioni e nel conseguente inserimento dei giovani medici nella rete formativa regionale. Recuperare il ruolo professionalizzante degli Ospedali rappresenta la strada maestra per garantire insieme il futuro dei giovani medici e quello dei sistemi sanitari.

La questione generale della programmazione corretta dei fabbisogni, secondo il sindacato medico, va affrontata in modo strutturale e sistemico, su un duplice fronte. «Assistiamo a un doppio imbuto – spiega Domenico Montemurro, responsabile Anaao Giovani e tra i curatori dello studio – formativo e lavorativo. Il primo rappresenta il gap tra accessi al numero chiuso e stanziamento dei contratti di formazione specialistica, largamente insufficienti. Il secondo rappresenta la difficoltà ad esaurire una alta domanda post lauream e post specialistica tra ricorsi al Tar, numero chiuso dilatato, rallentamento del turnover pensionistico e blocco delle assunzioni. Adesso attendiamo dalla legge di stabilità risorse certe per le assunzioni e i contratti».

I medici attivi in Italia al 2016, sino all’età di 70 anni, sono circa 354.000. L’età media è piuttosto matura, supera infatti i 54 anni. «Il blocco del turnover, con la contrazione dell’ingresso di medici più giovani nel sistema – spiega Anaao – sta determinando un progressivo incremento dell’età media della categoria». Ma dopo la pausa creata dalla Riforma Fornero il trend dei pensionamenti sta per subire un’accelerazione: nel decennio 2016-2025 l’uscita media dal Ssn interesserà circa il 47% dell’attuale dotazione, considerato il trend anagrafico, con una media di circa 4.700 uscite/anno.

Più precisamente, i medici nati tra il ’51 e il ’60, hanno già maturato o matureranno i criteri pensionistici pre o post “Fornero” nell’arco dei prossimi 10 anni (2016-2025) e costituiranno un numero di cessazioni stimabili in circa 47.284 unità, di cui circa 19.157 nel primo quinquennio (2016-2020) e circa 28.127 nel secondo quinquennio (2021-2025), con una media annuale di circa 4.720 unità. Nel quinquennio 2026-2030 i cessati saranno circa 18.471 unità, con una media annuale in lieve contrazione (3.690 unità). Solamente nel decennio 2031-2040 si registrerà una contrazione importante del numero di cessazioni annuali, sostenute dalle fasce d’età 40-44 anni e 45-49 anni con media annuale di circa 2.311 unità, ritornando al livello in essere prima della riforma “Fornero”.

La possibilità che parte dei candidati al pensionamento scelga di restare in servizio sono scarse, anche perché le gratificazioni scarseggiano e le possibilità di carriera sono riservate a pochissimi. Solo l’8% dei dirigenti medici diventa infatti direttore di struttura complessa. E il sovraffaticamento dei medici più anziani, è la norma complice la mancata applicazione delle raccomandazioni contrattuali secondo cui ai medici con più di 55 anni di età si sarebbero dovuti evitare i turni di guardia notturna.

Alle cifre sulle cessazioni del personale medico ospedaliero dipendente, vanno aggiunte le uscite del personale medico universitario e specialista ambulatoriale convenzionato. In sintesi, le uscite del personale medico universitario nel decennio sono stimabili in circa 4.000 unità (400 unità per anno), quelle dei medici specialisti ambulatoriali in circa 4.200 unità (420 unità per anno).

La stima complessiva, delle cessazioni attese nei prossimi 3 quinquenni per tutte le categorie di specialisti operanti nel Ssn, come dipendenti o in regime di convenzione, risulta:

  • 23.255 unità nel quinquennio 2016-2020;
  • 32.225 unità nel quinquennio 2021-2025;
  • 22.570 unità nel quinquennio 2026-2030

Dunque, nei prossimi 10 anni (2016-2025) secondo lo studio Anaao, i cessati attesi complessivi sono stimabili in circa: 55.480 unità, somma di poco inferiore rispetto al numero complessivo di nuovi specialisti che completeranno l’iter formativo nel decennio considerato, 57.110 unità ad invarianza della programmazione in essere. Il dato è ricavato dalla media annuale dei contratti Miur degli ultimi 3 anni: 5.711 contratti di formazione specialistica.

Tenendo conto anche delle problematiche della formazione che restano tutte sul tavolo, con l’imbuto formativo tra numero di accessi alle Scuole di Medicina e Chirurgia e l’insufficiente numero di contratti specialistici da un lato e l’imbuto lavorativo dall’altro, ossia «la difficoltà di esaurire un’alta domanda occupazionale post laurea e post specialistica a fronte di un rallentamento del turnover pensionistico, non modificabile», la prospettiva futura delle dotazioni organiche nel prossimo decennio oscilla tra i cessati Ssn e i contratti di formazione specialistica con 47.284 medici dipendenti Ssn cessati (4.728/anno) e 40.000 neo-specialisti (4.000/anno). La differenza è presto fatta: 4.728- 4.000 = 728/anno. In dieci anni mancheranno all’appello a 7.280 medici.

Gli imbuti formativi e lavorativi descritti stanno inducendo di anno in anno una importante emigrazione di medici italiani verso altri paesi europei: Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Regno Unito e Svizzera in particolare, oltre che verso gli Stati Uniti. Secondo dati Istat, i professionisti del settore sanitario che hanno chiesto al Ministero della Salute la documentazione utile per esercitare all’estero sono passati da 396 nel 2009 a 2363 nel 2014 (+ 596%). Nel 2015 per i soli laureati in Medicina e Chirurgia, il Ministero della Salute ha rilasciato 1.112 attestati di conformità e 1.724 attestati di good standing. Nel Regno Unito, secondo i dati del General Medical Council, i medici italiani che prestano servizio sono più di 3.000, rappresentando l’1,1% degli iscritti nel 2014. Tra il 2014 e il 2015 sono aumentati di circa 200 unità. Oramai siamo a circa 1.000 laureati o specialisti che emigrano ogni anno. Per l’Italia il costo della formazione per singolo medico si aggira intorno a 150.000 euro. «In termini economici – sottolinea l’Anaao – è come se regalassimo mille Ferrari all’anno agli altri paesi europei ed extra europei. Ovviamente il danno non è solo economico. Noi perdiamo talenti, intelligenze, saperi professionali, sottratti per incuria alla sostenibilità qualitativa del nostro Ssn e più in generale allo sviluppo scientifico e culturale del nostro Paese».

Gli autori dello studio: Carlo Palermo (Vice Segretario Nazionale Vicario Anaao Assomed), Fabio Ragazzo (Direttivo Nazionale Anaao Giovani), Domenico Montemurro (Responsabile Nazionale Anaao Giovani), Matteo D’Arienzo (Responsabile Regionale Anaao Giovani Emilia Romagna)

Fonte: Il Sole24Ore – ANAAO Giovani – ANAAO Assomed

Indagine ANAAO