Libertà e indipendenza nell’esercizio della professione

Di Francesco Cerulli e Roberta Menegatti.

I Deputati De Vita, Lorefice, Grillo, Giordano, Mantero e Colonnese hanno posto un’interrogazione per sapere – premesso che:
la libertà e l’indipendenza del medico costituiscono due presupposti indispensabili per il corretto svolgimento dell’esercizio professionale;
la difesa di tali valori ha assunto ancora più rilevanza, considerando che, ormai da tempo, l’esercizio professionale può essere svolto anche in regime di dipendenza o di «convenzionamento»;
numerosi problemi sono sorti per tutelare l’indipendenza e la libertà dei medici che vengono a trovarsi incardinati in un sistema improntato a criteri di supremazia gerarchica. È stato però chiarito che anche in queste situazioni, pur nel rispetto dei vincoli propri del lavoro subordinato, devono rimanere inalterate, per la parte specifica relativa all’attività professionale, la libertà e l’indipendenza intellettuale del medico;
l’articolo 6 del contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza medico-veterinaria del servizio sanitario nazionale stabilisce al punto 1), che «(…) il sistema degli incarichi dirigenziali, (…) che si basa sui principi di autonomia, responsabilità e di valorizzazione del merito e della prestazione professionale nel conferimento degli incarichi, è volto a garantire il corretto svolgimento della funzione dirigenziale nel quadro delle disposizioni legislative e contrattuali vigenti»;
si è appreso da fonti giornalistiche (rif.: la Repubblica.it del 7 novembre 2016, «Medici sospesi al civico di Palermo: “Grave attacco all’autonomia”») che due neurochirurghi dell’ospedale civico di Palermo sono stati sospesi, per 12 giorni e con il blocco dello stipendio, perché in disaccordo con le decisioni del primario in merito ad una terapia a un paziente con tumore;
più nello specifico, i due neurochirurghi sono stati «incolpati» di aver suggerito a un paziente con tumore una cura farmacologica al posto dell’intervento chirurgico programmato dal primario del reparto;
il sindacato ha annunciato il ricorso al giudice del lavoro ritenendo che con tale provvedimento disciplinare «sia stato violato il diritto all’autonomia professionale» garantito per legge e che «si voglia introdurre con tale sanzione una logica oscurantistica in base alla quale il paziente non abbia più il diritto di essere informato sulla propria patologia e sulle varie possibilità terapeutiche e il medico non abbia più il dovere di dare una corretta informazione al paziente dopo averlo visitato»;
gli stessi sindacati dei medici hanno firmato quasi all’unanimità un documento nel quale «esprimono ferma condanna del giudizio della commissione disciplinare che, non attenendosi a nessun regolamento aziendale, articolo di legge o di contratto nazionale della dirigenza, ha voluto colpire la dottoressa Luisa Grippi e il dottore Vincenzo Scaglione, rei soltanto di avere fatto il loro dovere»;
i sindacati annunciano inoltre lo stato di vigilanza a protezione dei pazienti e dei medici «che vogliono poter esercitare la loro professione secondo regole di autonomia professionale nel contesto di regole scientifiche condivise e non imposte»;
i due chirurghi coinvolti nella vicenda, Luisa Grippi e Vincenzo Scaglione, avrebbero infine più volte denunciato, insieme con il collega Giancarlo Perra, «condotte illegittime» del direttore Natale Francaviglia, dalla violazione della privacy dei pazienti a veri e propri atti di mobbing nei loro confronti;
sul reparto pende poi una maxi-inchiesta dei carabinieri del Nas che hanno sequestrato oltre duecento cartelle cliniche in relazione al presunto uso illecito della fluorescina sodica, una sostanza utilizzata da Francaviglia per «illuminare» i tumori al cervello durante le operazioni. Un uso che — come denunciato i deputati del Gruppo MoVimento 5 Stelle all’Ars in un esposto — è ancora sperimentale e di cui molti pazienti non sarebbero stati informati:

se sia a conoscenza dei fatti indicati in premessa;
   posto che provvedimenti disciplinari come quelli citati contrastano, ad avviso degli interroganti, con il principio dell’autonomia professionale del medico, quali iniziative, anche normative, intenda eventualmente intraprendere in merito, al fine di salvaguardare i diritti dei medici e dei pazienti.