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Le insidie delle Classifiche Internazionali – a cura di Domenico Montemurro

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Il nostro Ssn danza come una piuma al vento delle classifiche internazionali e passa dal secondo posto decretato dal Who World Health Statistics, al 34° di Numbeo. Dal 22° posto dell’Euro Health Consumer Index (Ehci) al 4° posto dell’Ocse. Dal 3° posto per Bloomberg all’esclusione dalla classifica da parte del Commonwealth fund, che premia come migliore sistema sanitario quello inglese, con bassi costi e alta soddisfazione dei pazienti. Ma allora dove sta la verità? Quale lente va utilizzata per valutare con obiettività la qualità delle cure made in Italy? A fare il punto uno studio di Anaao giovani – pubblicato in esclusiva da «Il Sole 24 Ore Sanità» – che passa al setaccio le varie metodiche di classificazione. Una selva di mille pagelle dai risultati a dir poco discordanti. «Le ragioni – si legge nello studio Anaao – risiedono probabilmente nell’eterogeneità di conduzione della classifica, in relazione agli indicatori analizzati e anche ai possibili bias. In questi scenari diventa pertanto difficile capire dove si colloca veramente il nostro Ssn nel confronto internazionale».

Ma il dubbio di fondo sollevato dai curatori dello studio è se i metri di valutazione dei vari sistemi classificativi rispecchiano realmente l’efficienza dei sistemi sanitari. Quello che è certo è che esiste un ventaglio di indicatori, ormai sempre più cruciali, finora rimasti nell’ombra. Tra i grandi assenti: l’appropriatezza clinica e organizzativa. Valutata «direttamente o indirettamente attraverso l’analisi di indicatori sull’accessibilità al sistema, sulle indicazioni all’ospedalizzazione, sulla prevenzione, sulla gamma di servizi forniti e sugli esiti di salute».

Insomma alla pagella serve un refresh vero e proprio, che includa a pieno titolo tutti quegli indicatori lasciati in un’area grigia un po’ da tutti i «giudici»: re-ricoveri e integrazione ospedale-territorio, sistemi di audit e feed-back, soddisfazione del personale e verifica sull’operatività reale ed efficace di metodi di tecnology assessment.

Perché con il progressivo invecchiamento della popolazione il nuovo modello di paziente è il paziente cronico, più frequentemente soggetto a re-ricoveri a causa delle sue multi-morbidità e della crescente complessità. «La capacità di evitare i re-ricoveri e quindi di gestire il malato cronico sul territorio, implementando dei percorsi diagnostici terapeutici- sottolinea l’Anaao giovani – è sicuramente esempio di efficienza e qualità di un sistema sanitario».

Sul fronte del costante miglioramento della qualità e dell’efficienza diventa poi «fondamentale valutare in ogni sistema sanitario la presenza di metodologie di audit clinico e dove carenti incentivare e favorirne l’implementazione per il personale coinvolto in attività assistenziali nell’ambito dei programmi di formazione aziendale». E un possibile metodo quantitativo di analisi dell’errore in sanità è per esempio l’Rca (Root Cause Analysis), utilizzato per indagare gli eventi sentinella e preso in prestito dall’industria.

Senza trascurare la presenza di un risk manager attivo in ospedale, che darebbe una sferzata alla medicina difensiva abbattendo i costi per il Ssn. «Un sistema sanitario efficiente e di qualità – spiega l’Anaao giovani – deve pertanto prevedere la creazione di competenze reali nella gestione del rischio clinico, necessarie a garantire il controllo in ambito sanitario».

Maggiore attenzione infine andrebbe dedicata agli indicatori relativi al personale. Analizzando età media degli operatori, percentuale di precari, turn-over del personale, carichi di lavoro e corretta programmazione dei turni lavorativi. «Un operatore “insoddisfatto” con il tempo tenderà a ridurre la sua produttività – conclude lo studio – e il suo talento potenziale oltre a rischiare pericolosi fenomeni di burn-out. Oltre alla percezione e alla soddisfazione degli utenti quindi anche quella degli operatori dovrebbe costituire un indicatore in grado di evidenziare i margini di miglioramento per l’efficienza del sistema stesso».

Fonte: ANAAO Giovani