, ,

Il caso: Formazione MMG e ammissione dei soprannumero

A cura dello Studio lo Bello.

Le graduatorie e le ammissioni ai corsi di Formazione in Medicina Generale sono spesso soggette a problemi, critiche e dibattiti. Nel caso di sui si andrà a parlare in questo articolo, un medico ha presentato ricorso contro la Regione Molise per quanto riguarda le decisioni prese nei propri confronti.

La ricorrente, laureata in medicina il 30.03.2011 e abilitata alla professione di medico il 13.07.2011, ha partecipato al bando di concorso pubblico indetto dalla Regione per l’ammissione al corso triennale di formazione specifica relativo al periodo 2016-2019 per 20 laureati abilitati all’esercizio della professione medica. Con determina regionale n. 138/2016 è stata approvata la graduatoria dei candidati ammessi alla procedura e, con una successiva determina, è stata approvata la graduatoria degli idonei. La Dottoressa, pur essendo ammessa alla procedura non è stata compresa tra i frequentanti con borsa di studio regionale e ha così richiesto di partecipare come frequentante soprannumerario. La Regione ha rigettato l’istanza motivando la propria decisione con l’assenza di una specifica disciplina sull’accesso dei partecipanti in soprannumero e con la mancata indizione di una procedura selettiva per l’ammissione di questi ultimi.

Secondo l’art. 3 L. 401/2000 “i laureati in medicina e chirurgia iscritti al corso universitario di laurea prima del 31 dicembre 1991 e abilitati all’esercizio professionale sono ammessi a domanda in soprannumero ai corsi di formazione specifica in medicina generale di cui al D. Lgs. 256/1991. I medici ammessi in soprannumero non hanno diritto alla borsa di studio e possono svolgere attività libero-professionale compatibili con gli obiettivi formativi”. La ricorrente rispetta tutti i requisiti sopraindicati, pertanto rientra nel novero dei beneficiari della normativa. Sennonché, la Regione Molise assume che l’ammissione dei partecipanti in soprannumero debba passare attraverso un avviso pubblico bandito dall’Ente, per consentire l’accesso ad un numero non superiore al 10% dei posti massimi a concorso, in applicazione a quanto suggerito nel 2007 dalla Commissione “Salute” della Conferenza Stato-Regioni.

Tale orientamento si pone chiaramente in contrasto con quanto previsto dalla L. 401/2000, la quale consente l’accesso, a semplice richiesta, dei medici laureati prima dell’obbligo comunitario di formazione in medicina generale (Direttive 86/457/CEE, 93/16/CEE, 2001/19/CE e 2005/36/CE), senza alcuna necessità di procedure selettive e senza alcun limite di quoziente numerico. Tali ipotesi potrebbero trovare giustificazione soltanto per l’eventuale ammissione in soprannumero di medici iscritti alla facoltà di medicina dopo il 31.12.1991.

In tale senso, si è espressa la costante giurisprudenza amministrativa, la quale ha chiarito che l’ammissione di partecipanti soprannumerari in possesso dei requisiti di cui alla citata legge n. 401/2000 non è soggetta ad alcuna procedura selettiva, né al rispetto di un quoziente numerico che limiti i posti accessibili (cfr.: Cons. Stato V, 8.9.2010 n. 6513; idem V, 23.6.2008 n. 3114; T.a.r. Campania Napoli VIII, 1.9.2015 n. 4277; T.a.r. Lazio Roma, I-ter, 4.12.2013 n. 10462).

Bisogna riconoscere alla Regione Molise che la regolamentazione delle modalità di accesso al corso per i soprannumerari non è affatto espressa dalla legge ed il Ministero sostiene che la strada più corretta sarebbe quella di una modifica alla L. 401/2000 nel senso di ammettere al corso in soprannumero i medici iscritti al di laurea prima del 31.12.1991 a seconda del fabbisogno regionale annuale ed in base a criteri e modalità stabiliti con un accordo Stato-Regioni, predisponendo un apposito avviso pubblico che preveda l’ammissione di un contingente numerico di candidati da ammettere non superiore al dieci per cento dei posti messi a concorso.

In ogni caso, dato e non concesso che l’afflusso di corsisti soprannumerari a norma della legge n. 401/2000 comporti la necessità di procedere a qualche adattamento organizzativo, è chiaro che si tratterebbe di adempimenti dovuti e che la Regione non potrebbe rimandarne l’attuazione a tempo indeterminato e a suo arbitrio precludendo, in attesa, agli interessati di esercitare una legittima facoltà.

È priva di pregio, pertanto, l’eccezione della difesa regionale di inapplicabilità della norma di legge statale, in assenza di un regolamento attuativo su criteri, modalità e numeri da ammettere. Anche se non può escludersi che le Regioni possano regolamentare a modo loro tale accesso, nel caso di specie, l’assenza di uno specifico regolamento della Regione Molise rende la norma statale direttamente applicabile.